I Sogni di Hypnos – Parte IV: Sipario

Grigie nubi opprimono i tetti di Parigi, promettendo una pioggia che pare non arrivare mai. Il tempo è sospeso, mentre nelle aule del Salpêtrière una folla di artisti, attori e registi assiste agli spettacoli, in estasi. E ora che la prima si avvicina, cosa si celerà dietro le quinte?

Solo una domanda resta sospesa nel tempo e nello spazio, mentre quattro anime frammentate si risvegliano in altrettanti corpi, come echi di quello che furono un tempo.

«Cosa succede ai Sogni, quando ci svegliamo?»

Scopritelo nell’episodio conclusivo de I SOGNI DI HYPNOS

Marie Wittman

A black-and-white portrait of a young woman wearing a checkered dress and a shawl
Marie Withman in uno scatto di Albert Londe

Conosciuta come Blanche, il nome che citava spesso durante le sedute di ipnosi, fu curata da Charcot al Salpêtrière per oltre 20 anni, affetta da “isteria”. Fu anche assistente di Londe nel suo laboratorio fotografico e, in seguito, assistente del reparto di radiologia. Il padre fu internato quando era piccola e cinque di otto fratelli morirono per complicazioni dell’epilessia e delle convulsioni.

Trovò lavoro al Salpêtrière da giovane, con la speranza di essere poi ammessa da paziente, cosa che accadde poi nel 1877. Collezionava oggetti religiosi e aveva una buona memoria, che le permetteva di citare passi o brani lunghi (pur avendo avuta un’istruzione carente e quindi difficoltà a leggere e scrivere), che peggiorò a causa dell’uso dell’etere. Quest’ultimo elemento, modificato nell’uso del laudano, avrebbe portato in gioco alla visita delle fumerie di oppio segrete di Parigi, spesso menzionate nel corso delle sessioni.

Nel volume “The Discovery of Unconscious” di Ellenberger si riporta che, probabilmente, anche Jules Janet ebbe in cura per un periodo la Wittman all’Hôtel-Dieu. Lì riportò la possibilità che, sotto ipnosi, emergessero altre personalità che potessero essere mantenute per lunghi periodi, anche dei mesi. La cosiddetta “Blanche II” era cosciente anche mentre “Blanche I” era sotto l’ipnosi di Charcot. Grazie a quest’ultima suggestione, è nata l’idea che “la gemella” vista nelle sue visioni da Marie, fosse in realtà Cassilda e che le doppie personalità non fossero semplicemente altre entità che sfruttavano il varco nella mente per farsi strada nella nostra realtà.

Il Re in Giallo, quindi, sarebbe arrivato nel nostro mondo come un’idea, un Sogno. Instillatosi nella mente delle persone, avrebbe dato l’idea per la creazione dell’opera omonima.

Alfred Binet

Alfred Binet.jpg

Alfred Binet era figlio di una pittrice, per questo ho trovato in lui il “paziente perfetto” per far realizzare i ritratti senza volto. Trasferitosi in Francia dal Regno di Sardegna (allora sotto il dominio francese), si dedicò a studi di legge, di medicina e soprattutto di scienze naturali alla Sorbona.

Fu allievo di Charcot al Salpêtrière dal 1884 e pubblicò quattro articoli a sostegno delle sue teorie nel campo dell’ipnosi per il trattamento dell’isteria. Quando poi la comunità scientifica iniziò a fare pressioni per l’uso di metodi poco ortodossi, Binet dovette prendere pubblicamente le distanze dal lavoro del suo mentore. Binet è inoltre conosciuto per aver progettato le prime scale di valutazione del QI.

Dall’allontanamento pubblico di Binet è nata l’idea di farlo diventare un “oppositore segreto” e, perché no, l’unico a conoscenza di come stessero andando le cose. Un nemico da far sparire e, per questo, chiuso tra gli internati. Un elemento che potesse essere sia gancio narrativo che motore della storia, fornendo gli indizi chiave che avrebbero condotto al Padiglione abbandonato e, quindi, al rendez-vous finale.

Ma, nonostante il finale di questa storia, è importante tenere a mente che “lo spettacolo deve andare avanti”.

Perciò preparatevi, perché quando il momento sarà propizio, in un altro luogo e in un altro tempo, il Sogno del Re continuerà a trovare i suoi spettatori.

E ora…

Sipario!

Laura Cardinale

Il Salotto di Giano

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